Giovanni Mangione #2
La gioia musicale
Per chiarire questo asserto Mangione si affida ad una frase di Kodály densa di significato:
"Il bambino prova gioia nel gioco della forma musicale" 7. Egli si chiede fino a che punto Kodály si sia
reso conto dell'importanza delle sue parole. "E' certo comunque - prosegue Mangione - che la sua pedagogia
rivela una insolita conoscenza delle necessità primordiali del bambino, necessità che vengono soddisfatte
attraverso gli elementi che fanno parte della sua natura prima. Si tratta cioè di soddisfare l'anelito
alla forma, presente nell'inconscio, dal momento che solo essa è in grado di comporre e risolvere le
antinomie. Questa pedagogia, nel suggerire la forma al fanciullo, non vuole imporre formule nate e
sviluppate storicamente, ma viceversa accondiscendere ad una richiesta originaria".
Se in un primo tempo Mangione aveva colto il motivo della gioia nel fatto che il bambino ritrova nella forma
il proprio equilibrio interiore, ben presto si avvide che esisteva un secondo motivo ancora più profondo:
la forma, intesa quale armonia di rapporti, coincide con la Bellezza, come suggerisce l'aggettivo latino
formosus. Pertanto soddisfare l'andito alla forma equivaleva per lui a placare almeno in parte la tensione
innata verso ciò che è infinìtamente bello. Nel solco scavato da Kodály tutta la sua opera educativa mirò
ad un recupero dell'interiorità, del pensiero poetante, in un mondo che, divenuto incapace di dominare il
progresso nel campo della tecnica, sta scivolando verso l'autodistruzione e il non senso. 8
La pedagogia della musica secondo Zoltán Kodály
Il suo primo libro rivelava il ruolo impareggiabile dell'arte musicale nell'educazione dei fanciulli.
In apertura è posta una significativa espressione del musicologo francese Jules Combarieu: "La musica
è l'arte di pensare con i suoni". Nel suo insegnamento Mangione faceva sì che l'allievo arrivasse a
cogliere nella musica la propria essenza vitale e sentisse quindi la necessità di apprenderne il Linguaggio
affinché, attraverso l'affinamento del linguaggio stesso, il pensiero musicale potesse arricchirsi sempre di più.
È evidente che il recupero dell'interiorità, lungi dall'estraniare dal mondo circostante, favorisce
lo sviluppo di una personalità completa, ponendola in un atteggiamento dialogico molto costruttivo.
È infatti questo che intendeva dire Mangione nel fare propri i versi di Hölderlin tratti dall'inno
"Friedensfeier" (Festa della pace) 9:
"Molto, a partir dal mattino,
- poiché siamo un dialogo e l'un dell'altro ascoltiamo -
l'uomo ha appreso; ma presto saremo canto".
Mangione dedicò questo libro al suo Maestro, il prof. László Agócsy che lo ricambiò con una splendida lettera.
Tale pubblicazione, che consolidò la profonda amicizia stabilitasi fra loro, valse a Mangione una borsa
di studio che gli consentì di soggiornare a lungo in Ungheria e dì apprendere, scolaro fra gli scolari,
il modo di insegnare di questi impareggiabili maestri.
È di questo periodo l'intervista rilasciata al giornale "Kisalfòld" (22 novembre1974).
La scuola di Firenze
Tornato in Italia aprì nel cuore di Firenze il Centro di studi musicali Metodo Kodaly. Era l'anno 1975. E'
singolare il fatto che, come risulta da una ricerca compiuta da Mangione per il prof. Ittzés, a pochi passi
da piazza S. Maria Sopr'Arno, dove nasceva il Centro Kodály, si fosse tenuto nel 1933 il I Congresso
Internazionale dj Musica, al quale prese parte lo stesso Kodály.
Il nome del musicista ungherese richiamò subito l'attenzione delle famiglie più colte di Firenze che erano
fiere che i loro bambini venissero iniziati alla musica secondo il suo concetto.
Nel 1976 al Centro Kodály si svolse un lungo seminario nazionale che ebbe come docenti i professori László
ed Erika Agócsy. Mangione volle che il corso fosse preceduto da una tournée dimostrativa con i bambini del
Centro a Milano, Bergamo, Venezia e Napoli. Questo allo scopo di incoraggiare una più vasta partecipazione
di docenti.
Nell'estate del medesimo anno frequentò egli stesso il seminario di quattro settimane a Kecskemét sotto la
guida sapiente della professoressa Erzsébet Hegyi, che gli rilasciò un attestato molto lusinghiero e che
negli anni successivi lo avrebbe affiancato in numerose imprese. Nel dicembre dello stesso '76 gli allievi
del Centro presero parte al concerto nella Basilica di Santa Croce per celebrare il restauro del Crocifisso
di Cimabue danneggiato dall'alluvione del 1966.
7 Z. Kodály, Music in the Kindergarten, In: Selected Writings of Z. Kodály, Bpest, Corvina Press, 1974, p.l42
8 Questo tema sarebbe stato poi sviluppato nella relazione introduttiva al XII Simposio Internazionale
Kodály nel 1995 sotto il titolo "Musica come Evento, Music as Poetry. Perché?" pubblicata nel Bollettino n. 5
dell'AIKEM, Firenze, 1996 e nel Bulletin of lntemational Kodály Society. Autumn 1995
9 Citati da M. Heidegger, In cammino verso il Linguaggio, Mursia, Milano 1973, p. 210 e posti sia all'inizio
del cap. VIII di "La pedagogia della musica..,", intitolato "Analisi, improvvisazione e creatività" sia
all'inizio del libro "La riscoperta della musica... ".
